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Il Cammino del Vulcano Laziale - Storia del lago di Nemi

Immagine Il Cammino del Vulcano Laziale - Storia del lago di Nemi

Il prossimo 7 luglio 2018 inizierà “Il Cammino del Vulcano Laziale” unico evento in Italia, organizzato dal "Gruppo Sentieristica Vulcano Laziale" e’ essenzialmente costituito da una lunga passeggiata di gruppo, alla scoperta delle numerosissime testimonianze geologiche, naturalistiche, archeologiche e storiche del vasto territorio del Vulcano Laziale (Area Colli Albani), suddiviso in tre tappe, così rispettivamente pianificate:

• 1^ Tappa - Sabato 7 Luglio 2018 - Da Monte Artemisio all’ Area Archeologica del Tuscolo - Lunghezza Totale 30 km. (Percorso vedi foto allegata)
• 2^ Tappa - Sabato 14 Luglio 2018 - Dall’ Area Archeologica del Tuscolo a Nemi Centro - Lunghezza Totale 30 km
• 3^ Tappa - Sabato 21 Luglio 2018 – Da Nemi Centro a Monte Artemisio - Lunghezza Totale 30 km.

(per ulteriori info: https://www.facebook.com/events/256126134948832/ )

Snodo cruciale del percorso sarà Nemi con il suo splendido centro storico e gli scorci mozzafiato sull'omonimo lago che la fiancheggia. Approfittiamo allora di questo evento per ripercorrere un pò di storia, e non solo, del lago di Nemi.

Nemi è un lago vulcanico dalle caratteristiche simili, ma di dimensione nettamente inferiori, a quelle del lago di Albano.
Secondo il rapporto di Goletta dei Laghi del 2009, il lago risulta balneabile per la sua interezza ad eccezione della zona antistante il Museo delle Navi.

Dal punto di vista storico il lago di Nemi era considerato uno dei luoghi preferiti dei Romani che venivano in vacanza sulle rive del lago per godersi la natura e il clima eccellente; nelle vicinanze erano situati un bosco e un luogo di culto dedicati alla dea Diana: 'Nemi' infatti prende il nome dal Nemus Dianae, bosco sacro dedicato alla dea (l'edificio di età romana a lei dedicato). Il tempio di Diana, sorgeva originariamente sulle rive del lago, ma con il ritirasi della capienza del bacino lo troviamo oggi relativamente distante dalla riva.

Sin dall'antichità il lago di Nemi fu oggetto di una leggenda riguardante due navi favolose di enormi dimensioni, costruite in epoca romana. Forse contenenti dei tesori, si ritiene che le due navi fossero state costruite dall'imperatore Caligola, in onore di Iside e Diana.
 
Dopo la morte dell'imperatore, avvenuta nel 41 dC, il Senato romano, per cancellare il ricordo di Caligola distrusse tutte le sue opere, comprese le navi di Nemi. Da allora la storia delle navi, unita al ricordo della loro magnificenza, divenne leggenda. Grazie alla scoperta occasionale di strani artefatti in fondo al lago, per mano di alcuni pescatori, iniziarono alcuni opere di recupero, la prima delle quali vide protagonista Leon Battista Alberti: vennero recuperate alcune fistole che hanno permesso una datazione più precisa del periodo di costruzione delle navi. Un secolo dopo, un altro importante lavoro di restauro è stato fatto da Francesco De Marchi. Ma il lavoro non si è fermato qui e, successivamente, cominciò a far  riaffiorare  molti ritovamenti significativi, tra i quali spicca una testa di leone in bronzo in data 3 Ottobre 1895.
 
Il recupero della nave reale, avvenuta per volere del governo fascista, fu un lavoro mastodontico che richiese quasi 5 anni con il conseguente abbassamento del livello del lago per mezzo di pompe. In seguito al recupero, però, ci fu un grave incendio, precisamente la notte del 31 maggio, che portò alla distruzione delle due navi e della maggior parte dei manufatti. Si ritiene che l’incendio sia stato opera dei tedeschi.

Per far luce sull'accaduto venne istituita una commissione d'inchiesta composta da autorevoli esperti italiani ed esteri che giunse alla conclusione, di seguito riportata:

« …Purtroppo la loro storia doveva concludersi tragicamente poco tempo dopo, la notte dei 31 maggio 1944, quando per cause tuttora ignote un incendio doloso, "attribuito" alle truppe tedesche stanziate nei pressi dei Museo, distrusse totalmente gli scafi e gli oggetti ad essi pertinenti, ad eccezione dei reperti più preziosi (tra cui i bronzi decorativi) che il Soprintendente S. Aurigemma aveva fatto trasportare presso i magazzini dei Museo Nazionale Romano, tra l'agosto 1943 e il marzo dell'anno successivo.
Una commissione appositamente creata e costituita dallo stesso Aurigemma, da G. Giovannoni, ordinario di Architettura alla facoltà d'ingegneria di Roma, R. Paribeni, direttore generale delle Antichità e Belle Arti, B. Nogara, direttore generale dei Musei Pontifici, E. Sjoqvist, direttore della Scuola Svedese a Roma, E. P. Galeazzi, architetto dei SS. Palazzi Apostolici, V. Magnotti, comandante dei Corpo dei Vigili a Roma, S. Fuscaldi, del Servizio Tecnico di Artiglieria di Roma, G. Brown, addetto al Comando dei Vigili dei Fuoco di Roma, giunse alla conclusione che con ogni verisimiglianza l'incendio che distrusse le due navi fu causato da un atto di volontà da parte dei soldati germanici che si trovavano nel Museo la sera dei 31 maggio 1944... »

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